pipì

27 04 2010

nell’attesa che la mia piccola sisma cresca abbastanza per affrontare una gravidanza, me la tengo stretta in casa mentre è in calore.
questa scelta comporta un bel po’ di notti in bianco, dover diventare una coccolatrice professionale di gattini lossi in calore capendo anche quando è il caso di farla giocare per distrarla e non ultimo un incremento di lavatrici e di olio di gomito non indifferente.
ebbene, i gattini lossi in calore, nella fattispecie la mia ficona rossa, fanno pipì.
i maschi lo fanno per segnare il territorio, le femmine più che altro per farsi sentire dai maschi.
peccato che l’istinto non le guidi troppo su dove convenga farla o meno perché purtroppo mi son ritrovata a “essere pisciata” quasi in faccia, avendomi graziato con la pioggia d’oro proprio nello spazio vuoto alla mia sinistra sul letto…
beccata subito, pulito subito, ma con che cosa?
d’istinto ho dato una spolverata di bicarbonato e una spugnata umida per farlo penetrare un po’.
spulciando su internet ho trovato diverse idee su vari rimedi ma credo che abbiano effetto diverso a seconda del tessuto e se l’urina è di gatto maschio o di gatto femmina.
allora il vanish! perossido d’idrogeno= acqua ossigenata: l’agente principale del vanish liquido è questo.
funge discretamente.
altrimenti varierò tentando con aceto, vapore, candeggina.
dicono che siano i batteri a puzzare nella pipì di gatto ma ci sono anche altri aromi che non c’entrano, secondo me, bisogna agire su questi valerianoidi (o come si chiamavano accidenti…?) che dicono e sul florilegio di estrogeni.
e mai mai mai, giurin giuretta, provare ad usare ammoniaca, li invita a rifarcela sopra perché ci somiglia.





SISMA!

19 01 2010

nella mia vita convive con me, dal luglio 2003, un ficus beniamino detto Benji, storicamente mia madre quelli di casa li ha sempre chiamati così e io porto avanti la tradizione.

a marzo del 2009 è arrivato il kefir, dovrebbe essere meno evoluto di benji per la biologia, ma io lo classifico più evoluto socialmente perchè vivere in 40 sullo stesso exopolisaccaride e in casa mia non è roba per chiunque.

però però….

a fine ottobre 2009 mi telefona un’amica da san felice d’ocre, il suo campo stava per essere smantellato e i volontari avevano trovato un gattino….

ed eccomi qui.

eccoci qui, io e sisma.

sisma mi segue in giro per la toscana:  riotorto, sant’antimo, conquistando  fan e schiavi a suo servizio e devozione.

chi la guarda esordisce con “beeellina!” come farebbe chiunque alla vista di qualunque cucciolo, poi si fermano un attimo e soppesano il silenzio davanti a quegli occhioni, si correggono: “ma è bellissima! è proprio bella.” veterinari compresi.

sisma mi segue anche in bagno e non tollera che chiuda la porta.

sisma dorme e gioca con me tutto il giorno e tutta la notte, gli orari li decide un po’ lei, non vedo l’ora di completare i vaccini e poterla far uscire, che possa riconquistare “i’sarvatiho” che le sto limitando per prudenza.

morirò di paura ogni volta che si avvicinerà al cancello, quando andrà in calore e dovrò tenerla in casa, quando vedrò un randagio nei paraggi, ora che ha un po’ di congiuntivite sto immaginando scenari da tregenda…ma è la sua vita e voglio che sia di qualità.

sono stata tre anni e sette mesi senza un gatto, a leccarmi le ferite della perdita della mia miciona storica, ma a quella telefonata non ho saputo neanche riflettere, ho detto di sì subito.

we were meant for each other





la doga

17 08 2008

ed eccomi di nuovo da A., un cult per l’educatore dinamico.
non ci facciamo mancare nulla: bipolare, vedova, ossessiva, leggera demenza senile, la tiroide, la pressione, la sciatica, leggera incontinenza e nel contempo nata libera e spesso alquanto lucida, il che aumenta la sua sofferenza nel momento in cui la subisce.
stasera in fase abbastanza ossessiva e depressa non ti va a rompere una doga del letto?
non si è rotta ovviamente, è solo uscita dalla sede ma tanto è bastato per farmi correr fuori dal bagno soccorrendo un “ooooddio oddiiiiiiioooo, che ho fatto??? come ho fatto??? oooooooddddddiiiiioooooo….”.
sudata incredibile per cercare di rimettere la doga al suo posto ma più che altro per calmare A. che nel rimettere il letto voleva anche il lenzuolo che spuntasse lateralmente dei centimetri precisi di cui spuntava precedentemente al danno…
ha parlato stasera, si è fatto le undici fra una cosa e l’altra. nella sua lucidità la sua sofferenza emotiva è chiara e forte, cerco di tirargliene fuori un pochino perchè se ne possa liberare dato che non parla di sè durante il giorno al centro diurno, mi sopporta proprio perchè qualcuno con lei ci deve stare ma non mi tollera quando do ragione al figlio. poi però troviamo una nostra dimensione quando si parla di fede e allora son baci e abbracci ma com’è difficile dire le cose giuste con il sentimento adatto…io a dare ragione a una persona quando penso che non ce l’abbia non ci sto, non lo trovo rispettoso a dispetto di qualunque patologia.
nottata in bianco causa cambio letto, rumori dei vicini, animale molesto.
il mio guadagno netto in termini di presenza felina è questo però:





felinomani 2

7 12 2007


I gatto-bar di Tokio    dal blog  Gattivity

I giapponesi, as usual, ci mettono in crisi con il loro pragmatismo tra lo zen e lo schizzato. Non puoi tenere un gatto in casa? I mici randagi ti rifuggono – furbamente? Adori le palle di pelo agili e baffute più di ogni altra creatura semovente? Beh, a Tokio puoi andare in un caffé felino.

Qua il dilemma etico è corposo. E’ lecito far ‘lavorare’ dei gatti in un bar? Di razza molto selezionata poi! La manipolazione a pagamento non è antietologica? Bisognerebbe vedere le regole d’uso e avere una corretta vigilanza sul rispetto dei momenti di riposo di ogni micio? E poi un buon turnover dei lavoranti a quattro zampe, che permetta loro di rinfrancarsi dalle mani a pagamento?

Le risposte le elaboreremo nel tempo, per ora buttiamo qui la notizia, con un po’ d’invidia per questi frequentatori di locali a tuttogatto……….

Il Calico è uno degli almeno tre caffè aperti a Tokyo quest’anno nei quali i clienti possono giocare con i gatti mentre degustano la loro tazza di the. “I gatti randagi scappano quando cerco di accarezzarli. Qui è fantastico poterlo fare”, racconta Hamanaka che non può tenere animali a casa. Ogni volta che va al caffè scatta circa 200 foto per il suo blog. Takafumi Fukui, il trentaquattrenne proprietario amante dei gatti da molto tempo, ha lasciato il suo lavoro presso una società di giochi televisivi e ha aperto il caffè in marzo. Da Calico i clienti pagano sette dollari all’ora per stare in una grande stanza dove girano 14 gatti ben puliti e spazzolati. Dopo essersi lavati le mani accuratamente i clienti possono giocare con i felini, leggere fumetti o semplicemente rilassarsi. Il caffè ha circa 70 visitatori al giorno in settimana e 150 nel weekend.”Voglio che tutti si dimentichino del loro lavoro e si rilassino”, spiega Fukui, aggiungendo che la maggior parte dei clienti sono donne che lavorano e bambini, e che il 70% del totale non possiede gatti per allergie o regolamenti abitativi.





felinomani

26 11 2007

ho visto che ci sono diversi amanti dei felini fra noi, vorrei condividere questo video che mi ha fatto davvero fare quattro risate…
http://gattivity.blogosfere.it/2007/11/quattro-chiacchiere
-col-micio.html
sul sito di blogosfere ci sono tante notizie intorno ai gatti, alcune molto truci tipo cosa ne fanno in certi paesi (fra pelletteria e culinaria).

e in oltre, diario di un cane vs diario di un gatto:
A DOG’S DIARY:

7 am – Oh boy! A walk! My favorite!
8 am – Oh boy! Dog food! My favorite!
9 am – Oh boy! The kids! My favorite!
Noon – Oh boy! The yard! My favorite
2 pm – Oh boy! A car ride! My favorite!
3 pm – Oh boy! The kids! My favorite!
4 pm – Oh boy! Playing ball! My favorite!
6 pm – Oh boy! Welcome home Mom! My favorite!
7 pm – Oh boy! Welcome home Dad! My favorite!
8 pm – Oh boy! Dog food! My favorite!
9 pm – Oh boy! Tummy rubs on the couch! My favorite!
11 pm – Oh boy! Sleeping in my people’s bed! My favorite!

A CAT’S DIARY:

Day 183 of my captivity.
My captors continued to taunt me with bizarre little dangling objects.
They dine lavishly on fresh meat, while I am forced to eat dry cereal.
The only thing that keeps me going is the hope of escape, and the mild
satisfaction I get from clawing the furniture.

segue sul sito