mattoni: per costruire e da tirare

22 03 2008

serata di confidenza fra noi “tre fratelli di comunita’ ” davanti a una pizza strariempiente e caos di gente che parla, la radio, bambini che urlano perche’ e’ il modus comunicandi in casa e a scuola e ovviamente nessuno ne fa una critica, preparandoli piu’ che per il mondo, per il tifo allo stadio.
comunque ho parlato, abbiamo parlato, tempo di qualita’ tre orette scarse, ma di qualita’, e finalmente mi lascio un po’ andare senza frustrazione del voler dire ma di non sapere se e’ il caso di dire, per non gettar perle ai porci, per non esporti, perche’ i ragazzi di vent’anni bestemmiano di continuo e ridono se in una chiesa la sera di giovedi’ santo il prete e’ ancora sveglio e siamo li’ di fronte e senti cantare….perche’ ci si puo’ divertire solo con la droga, oppure peggio: i miei coetanei che si vedono solo perche’ da soli non ci sanno stare, perche’ si annoiano, che non sanno metter da parte se stessi neanche per una sera, neanche davanti a qualcuno che soffre.
stasera ci siamo visti con il desiderio di vederci, di “sentirci”, di parlare, di conoscerci, per creare qualcosa, per costruire, progettare e finalmente poter nominare “il boss”, Dio, chiamandolo per nome senza esser guardati strano, senza domandarsi se magari sei fuori luogo….ma che si fottano tutti!
stasera e’ stata una sera nostra e non c’e’ bisogno di far parte di un movimento per essere cristiani in lotta, basta essere.
e’ cosi’ difficile poter esprimere il proprio pensiero? i ragazzi di vent’anni usano ancora frocio come l’offesa peggiore. ancora non sanno, i ragazzi di vent’anni, che l’identita’ sessuale e’ un’identita’ appunto, che mi son sentita dire che e’ un’introversione dell’animo, se pur immagine poetica, imboccata da qualche genitore sapiente, da qualche prof di filosofia problematico, e, se prodotta in proprio, forse una maschera di omofobia alla sua propria stessa omosessualita’ che se aspetta dell’altro a farla venir fuori, ci collassa dentro…..
si puo’ parlare di Dio, di psichiatria, di genitori problematici facendosi sopra una sacrosanta risata, dei lutti, del futuro. empatia semplice, automatica.
finalmente si puo’ parlare, fra noi.
grazie ragazzi.
vassappitù cosa il capo abbia in progetto per noi e cosa ne faremo noi del nostro progetto, del mio casolare a elle con le scale a chiocciola (che mi prendete pure per il culo) e tutto il tetto a pannelli fotovoltaici, sì, sulla carta dei miei blocchi a quadretti, c’e’ anche la stalla, c’e’ il laboratorio di falegnameria e di ceramica…c’e’ spazio e tempo per tutto e per tutti e ci siamo noi, davanti al caminetto con i gatti in grembo o a spalare sterco fuori, o forse ci daranno ragazzini in affidamento? e trovero’ un luogo-non luogo per i miei?
e’ tutto da costruire, passo dopo passo, e i primi mattoni si mettono costruendo su noi stessi, come abbiamo cominciato a fare.
grazie ragazzi

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