per non amare il prossimo bisognerebbe farsi male….

11 01 2008

a chi fa uggia l’espressione emotiva di un credente puo’ anche smettere di leggere.

vorrei riportare un brano che avevo letto una decina di anni fa in un antologia di peguy e che e’ stato riproposto alla veglia del 31/12 a cui ho partecipato.

lo sento molto mio e sempre attuale.

LA SPERANZA NON VA DA SE’

la fede va da se’. la fede cammina sola. per credere non c’e’ che da lasciarsi andare, non c’e’ che da guardare. per non credere, bisognerebbe violentarsi, torturarsi, tormentarsi, contraddirsi. bloccarsi. prendersi alla rovescia, mettersi al rovescio, tirarsi su. la fede e’ tutta naturale, e’ tutta andante, tutta semplice, che va e viene naturalmente, graziosamente. e’ una buona donna che si conosce, una vecchia buona donna, una buona vecchia parrocchiana, una buona donna della parrocchia, una vecchia nonna, una buona parrocchiana. lei ci racconta le storie dei tempi andati, che sono successe nei tempi andati.

per non credere, piccola mia, bisognerebbe coprirsi gli occhi e le orecchie. per non vedere, per non credere.

la carita’, malauguratamente, va da se’ . la carita’ cammina tutta sola. per amare il prossimo non c’e’ che da lasciarsi andare, non c’e’ che guardare quanta desolazione. per non amare il prossimo bisognerebbe violentarsi, torturarsi, tormentarsi, contraddirsi. bloccarsi. farsi male. snaturarsi, prendersi alla rovescia, mettersi al rovescio. tirarsi su. la carita’ e’ tutta naturale, tutta sorgente, tutta semplice, tutta alla mano. e’ il primo movimento del cuore. e’ quel primo movimento che e’ quello buono. la carita’ e’ una madre e una sorella. per non amare il prossimo, bambina, bisognerebbe coprirsi gli occhi e le orecchie. a tanto gridare di desolazione.

ma la speranza non va da se’. la speranza non va da sola. per sperare, bambina mia, bisogna essere felice, bisogna aver ottenuto, aver ricevuto una grande grazia.

e’ la fede che e’ facile ed e’ non credere che sarebbe impossibile. e’ la carita’ che e’ facile ed e’ non amare che sarebbe impossibile. ma e’ sperare che e’ difficile

(a bassa voce e vergognosamente)

e quel che e’ facile ed e’ la tendenza e’ disperare ed e’ la grande tentazione.

charles peguy, dall’antologia “lui e’ qui”

mi fa una rabbia…fra dribblare le sgrammaticature qua e la’, criticare i concetti, la forma in cui li espone, evitare di definire se e’ poesia, teatro, filosofia, se la traduzione e’ decente…insomma, ho molte critiche verso questo autore ma mi arriva diretto con concetti cristallini diritto dove deve arrivare.

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